Anche quando la pittrice adotta altre tecniche, come il collage, l’assemblage materico o i tracciati astratti su strati di tempere monocromatiche, l’azione è sempre protagonista del suo fare arte. Che sia materia che si sovrappone o colore che sovrasta e deflagra un’altra cromia, tutto anela alla composizione di un inconsueto universo. L’artista mantiene il contatto con la realtà attraverso una materia estrapolata dal contesto quotidiano e per mezzo di una magica armonia che regola gli accostamenti dei toni, mai violenti tra loro, che trasudano energia dai gesti con cui sono stati apposti sulla tela. L’intento è quello di rendere leggibile emotivamente il nuovo stato energetico raggiunto.

Le aggregazioni e sovrapposizioni luminose non corrispondono a moti di ribellione, ma ad azioni critiche verso ciò che è stato. Una precisa volontà di liberare la mente da vincoli ormai divenuti stretti: ne risultano composizioni che propongono una nuova e positiva percezione delle cose. La dimensione artistica diviene così un’opportunità per colloquiare con continuità ed efficacia con se stessa ma soprattutto con i suoi fruitori.

Il cammino espressivo intrapreso dalla pittrice lombarda non ha come meta la ricerca di una seconda esistenza, ma la volontà di palesare l’essenza della vita stessa. Consapevole del proprio iter, lei non anela all’estraneazione dal reale, ma al raggiungimento di un passaggio esistenziale superiore da manifestare con l’arte. Ogni attimo vissuto porta con sé un bagaglio di conoscenze che, ripulite dal superfluo, possono essere messe a disposizione della prossima azione. Fiorella attua questa filosofia anche nell’arte: la purezza formale e cromatica con cui dipinge e la continua sperimentazione espressiva ne sono dimostrazione. 

L’essenza del tutto per lei non vuol dire creare in maniera semplicistica, ma andare a leggere quei sani meccanismi che animano e muovono le cose: il suo fare arte non corrisponde a una fuga dalla vita, ma è un mezzo per spingersi ancora più a fondo nella sua conoscenza e nella comprensione personale.

Fiorella Pierobon, come il pellegrino che sceglieva il percorso da intraprendere per arrivare alla meta scelta, milita nell’arte attraverso differenti approcci per arrivare ad una diversa consistenza del proprio io. L’artista ha avuto il coraggio di rimettersi in discussione, di inoltrarsi su strade inesplorate, costruite per mezzo di nuove visioni ed impensate prospettive.

La Pierobon sente di dover imboccare questi percorsi perché ogni tappa a cui arriverà, seppur intermedia, sarà come un passaggio estatico che darà vita ad emozioni, che renderà immortali, attraverso luce e colore, quelle sensazioni condivisibili da ogni visitatore. Se l’arte è vita, la vita ci offre gli stimoli più efficaci per conquistare l’arte.                                  

Flora Rovigo

 storica dell’arte

Come colui che viaggia per ager, per campi sconosciuti, l’artista si muove nel mondo dell’arte con umiltà, sperimentando molteplici mezzi espressivi alla ricerca di un livello sempre più elevato nei contenuti, nella materia e, in genere, nelle tecniche utilizzate. Il viaggio artistico intrapreso dalla pittrice, così come quello spirituale, costa fatica fisica che può essere superata attraerso l’intelletto, la costanza ed una forza d’animo che, se per un cristiano si nutre della fede, in lei si genera dalla volontà di palesare il raggiungimento di una condizione spirituale straordinaria.

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Per la pittrice, l’abbandono di un consumato passato si traduce artisticamente nel tralasciare ogni forma di raffigurazione; le sue opere non vivono così di mimesi o di necessità descrittiva, tutt’altro: sulle tele prendono consistenza cromatica sensazioni, impulsi, disincanti, moti energici e nuovi stati d’animo. L’arte per la Pierobon è come il percorso di epurazione iniziato dal credente errante. La metamorfosi innescata porta ad una nuova percezione dell’intellegibile, neovisioni tradotte in luce e colore.  La tecnica usata dalla Pierobon comporta infatti un gioco-forza di azioni e re-azioni ripetute: si attua un corpo a corpo con il colore dove l’artista traspone i pigmenti sul supporto attraverso molteplici pressioni che lasciano segni indefiniti, ma identificabili, dalla medesima matrice.