Conosco Fiorella Pierobon da molto tempo e in questi ultimi anni ho potuto apprezzare la passione e l'intraprendenza che l'hanno portata ad utilizzare la pittura e la scultura come un mezzo espressivo diretto.
 
Fiorella ha trovato la forza ed acquisito la consapevolezza per iniziare un personalissimo viaggio, nel mondo e in se stessa, che le consente una crescita costante – sia come donna che come artista – insieme a un continuo mettersi in discussione anche di fronte a quelle certezze consolidate che ne avrebbero minato l’evoluzione interiore e artistica.
 
Quella legata alla Via Francigena non é una semplice mostra a tema, non corrisponde all'illustrazione ideale dei pensieri o delle azioni di certi pellegrini in un determinato momento storico, bensì é un pretesto per raccontare e raccontarsi, per conoscere e per conoscersi, per trovare e suggerire dei percorsi interiori attraverso un particolarissimo utilizzo del colore, della superficie, della materia e della luce.
 
 
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I dipinti di Fiorella non cercano un contatto diretto con la realtà, non corrispondono a sintesi estreme del dato visivo reale, ma sono semplicemente stati d'animo ed emozioni espresse di fronte alla storia di certi luoghi, all'umano dramma spirituale di alcune persone e all'incontro con quella luce in grado di ripristinare la quiete originale e rimettere ogni cosa al proprio posto. I suoi colori sono densi, intensi, brillanti ed in certi casi impertinenti quando si sostituiscono alle forme. La materia si struttura attraverso cromie che, spesso, prendono consistenza direttamente dalle mani della pittrice. Ne consegue un vortice lento, ma costante, un continuo moto centripeto che ipnotizza e cattura l'attenzione su ciò che l'occhio umano, da solo, non potrebbe mai incontrare. 

 

Le superfici di Fiorella sono luoghi d'incontro e palcoscenici di eventi: lo spazio é sempre un elemento attivo e il fondo dialoga e interagisce direttamente con la luce. Ne scaturiscono composizioni che non devono necessariamente rappresentare il pensiero dell'artista, ma far entrare le proprie suggestioni in contatto diretto con le emozioni del fruitore ed avere un rapporto soggettivo con ognuno di loro. La luce é l'elemento strutturante nei dipinti di Fiorella: non un bagliore accademico che regola l'armonia della struttura, ma un'accensione cromatica che si sviluppa nel cuore della materia e che rende ogni suo lavoro contemplativo.

 

Ogni persona che intraprende un viaggio si aspetta sempre, nei limiti del possibile, di poter vivere una esperienza che va oltre il semplice spostamento da un luogo di partenza a una meta di arrivo. I "Percorsi di luce" di Fiorella Pierobon corrispondono ad una mappa ideale dove ritrovare in qualsiasi momento la strada che può condurre ognuno di noi a re-incontrare i valori veri della vita.

Le sue opere non si spiegano, le sue sculture non vanno interpretate: l'arte di Fiorella va semplicemente partecipata e vissuta. Solo allora possiamo percepire la magia che porta ogni bambino, così come succedeva ad ogni pellegrino, a credere ancora ai sogni e alle coscienti illusioni.  Misteri di vita.  Forza della luce e della fede quando crediamo in ciò che facciamo.

Maurizio Vanni

museologo, storico, critico dell'arte

Direttore del Lu.C.C.A. (Lucca Center of Contemporary Art)