Sorpresa. Ecco il termine giusto. Fiorella é riuscita in pochi minuti a sorprendermi con la sua carica di entusiasmo e la sua erudizione su un argomento complesso quanto affascinante ricchissimo di implicazioni di scottante attualità, di sfumature che non smettono di suggerire percorsi, ipotesi di riflessione sull'età contemporanea, coinvolgendo tanto il piano storico sociale quanto quello privato, di ricerca interiore del singolo. 

 

Ma non stiamo parlando solo di conoscenza. Fiorella Pierobon ha trovato anche una strada per esprimere questa conoscenza. E l'ha trovata nell'arte. Anche in questo caso possiamo tranquillamente parlare di passione: una vera e propria scelta di vita che ha portato la Pierobon dai fasti della televisione ai silenzi dell'atelier. Non c'è il conflitto tra il passato e il presente; si tratta piuttosto di un cambio di passo compiuto in serenità e con piena consapevolezza, seguendo un antico amore, quello per la pittura, lasciato in ombra per anni e poi ripreso.

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Questo progetto é dunque espressione di due grandi passioni: quella per il Medioevo - in particolare per la storia dei Templari e delle vie del pellegrinaggio - e quella per la pittura.

Con un linguaggio personale e molto originale, Fiorella narra la storia dei pellegrini e dei cavalieri in viaggio sulla Via Francigena.

Un racconto mai banale, che si dipana tra citazioni dotte, suggestioni contemporanee e tanto, tanto colore: un colore steso sulla superficie senza l'ausilio del pennello, direttamente con le mani, con una gestualità che ha qualcosa di arcano, di rituale; un racconto che si muove sul piano dell'astrazione, trascurando il più facile approccio figurativo per cercare soluzioni espressive ben più complesse. Ogni singola opera di "Percorsi di luce" costituisce una tessera, una parte del tutto, un elemento narrativo indispensabile per seguire il filo del discorso. La Pierobon procede per citazioni, lasciando intuire l'intero attraverso il particolare, partendo dal dettaglio (un dettaglio ingigantito, osservato dietro ad una potente lente d'ingrandimento) per arrivare alla molteplicità del tutto.

 Le sensazioni visive si sommano a quelle tattili, stimolate dalle superfici dai cromatismi intensi, quasi travolgenti, e dall'irruente matericità: due caratteristiche che impongono come non mai la visione "dal vivo" delle opere, certamente penalizzate dalla riproduzione bidimensionale, per quanto di ottima qualità.

Visti dal vero, i dipinti di Fiorella sembrano, infatti, cercare il contatto fisico con il fruitore, che é indotto a sfiorarli, per cogliere a pieno la corposità di quel colore, applicato sulla tela con le mani e che di quelle mani conserva tutta l'umanità e il calore.

 

"Percorsi di luce" é dunque una riflessione privata che apre ipotesi di approfondimento e cerca momenti di condivisione.

E' un'indagine che dal particolare si apre all'universale, che parte dal dettaglio per arrivare al tutto; é, innanzitutto un'avventura straordina-ria, che dopo aver coinvolto l'artista rapisce anche i visitatori della mostra, suggerendo loro argomenti di dibattito vari e molto attuali che vanno dall'idea di viaggio come ricerca interiore alla speranza di una possibile pacifica convivenza di culture e di credi differenti, dalla comune radice delle civiltà del bacino mediterraneo alla lunga storia che lega i popoli europei...

 

Simona Bartolena

critica e storica dell'arte

fondatrice di Heart Pulsazioni Culturali